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Il cavatappi a Lago Seco
Di Marco Tenuti (del 22/08/2009 @ 13:10:13, in MTB, linkato 1190 volte)

Alla sbarra di Rivolto Non contenti dell'escursioncina sul percorso della Bike Xtreme, il Ganassa della settimana e il compagno di merende oggi mi hanno chiesto la mia compagnia da Colognola ai Colli fino a Lago Seco in Valle di Rivolto.

Dopo aver organizzato pertanto il trasferimento del resto della famiglia verso Giazza, son partito di buona lena da Quinto di Valpantena verso le 7.45 in modo da farmi trovare all'appuntamento di Pieve pronto per risalire l'intera Val d'Illasi.

Dopo un breve riscaldamento i due soci di giornata cominciavano ad alzare il ritmo e la frequenza delle pedalate, tanto è vero che ci siamo mangiati qualsiasi cosa che non fosse motorizzata: sembravamo insomma gli ultimi rimasti per l'ultimo chilometro di uno squadrone Protour in configurazione cronosquadre. Io, da bravo vecchietto, me ne stavo a ruota fino a Giazza, senza permettermi mai di dare il cambio, tanto a tirare i due Ganassa si davano già sufficientemente da fare.

Dopo un breve abbeveraggio sia a Selva di Progno che a Giazza alla fontana del mio antenato Pfaffen Mercante, la risalita della Valle di Rivolto avviene che io non ci penso due volte a lasciarli sfogare, mentre io procedo col mio ritmo a 135-145 bpm, che tanto non cambia nulla ai fini della classifica.

Vengo a sapere che il Radu inscena il solito schema, in cui manifesta prima di essere moribondo e poi dà due pacche sui pedali, alle quali anche Matteo Ganassa prima recupera, ma poi non può nulla e molla a 150 metri dai cassonetti del Lago Seco. E' così che il figlio di Aldo conquista anche nella tappa di venerdì 21 agosto i punti del GPM - di seconda categoria - e la maglia a pois diventa definitivamente sua, grazie anche ai punti del GPM al Rifugio Garda sul Tremalzo, dove aveva perfino osato il padellone per la gioia del Max Maga.

Io arrivo staccato ai cassonetti, ma fresco come una rosa, tanto è vero che tutti e tre salutiamo la mamma Radu e la nipotina Gaia, e continuiamo fino alla sbarra che termina la striscia asfaltata oltre Rifugio Revolto.

Dopo una cochetta e qualche waferino offerto dalla Marcante Enterprises Unlimited, si torna giù a Lago Seco, dove il padre Aldo, gli zii, sorella, cognati e parenti tutti hanno ormai imbandito i tavolini e siamo pronti per un lauto ristoro a base di salsiccie, pasta e riso freddo.

Non può mancare la deliziosa torta - questa volta ai perseghi - della Cicci, mentre le piccole Gaia, Alice e il grandicello Enrico continuano a ronzare tra gli alberi e le frasche. Ovviamente il momento clou è quello in cui si arriva al cavatappi di Lago Seco, dove ci scappano sia un ripasso che un ottimo recioto di casa Zumerle.

Ci scappa perfino un bel riposino di una buona mezz'oretta, mentre solo verso le 17.30 ci rimettiamo i panni dei professionisti, pronti a buttarci di nuovo a capofitto nella Val d'Illasi.

La velocità di discesa è sempre elevatissima, da bravi ganassa quali siamo, ma quello che è sicuramente straziante è sentire che la temperatura e i livelli di umidità tornano abbastanza presto a livelli inaccettabili.

Verso Badia Calavena riprendiamo pure un gruppetto di bambini in erba, i quali inscenano dietro di noi volate ad ogni cartello del paese, pertanto adottiamo un livello di prudenza necessario a non causare ulteriore scompiglio tra i giovinetti, visto che avanziamo comunque a velocità tra i 45 e i 55 km/h, col battito cardiaco praticamente a 110 bpm.

Il Radu medita di staccarli tutti ai 75 km/h stile Cavendish, ma forse non è il caso vista la sua guarnitura compact. Quando ad Illasi torniamo da soli, un breve tirone invece del sottoscritto ai 59 km/h, forte del suo padellone da 53 denti.

Salutati gli amichetti di merende in quel della Pieve, il ritorno verso Quinto avviene lungo la solita direttrice San Giacomo-San Martino Buon Alberto e industrie Aia. Alla sera saranno 112 km fatti in scioltezza, tutto un altro andare rispetto ai più di 200 km fatti nei giorni precedenti con la Scaletta.