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Di Marco Tenuti (del 12/12/2015 @ 20:17:08, in cultura, linkato 874 volte)

Santa Lucia consegna i doni Dov'è che Santa Lucia porta i doni nella notte tra il 12 ed il 13 dicembre?

Intanto cominciamo col ricordare chi è Santa Lucia. E' martire cristiana, patrona della città di Siracusa dove nacque e morì il 13 dicembre del 304, perseguitata da Diocleziano. Prima di passare al calendario Gregoriano, il festeggiamento di Santa Lucia coincideva col giorno del solstizio d'inverno; da cui il famoso detto "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia". Con l'aggiornamento del 1582, la ricorrenza della sua santità è stata sposata al 13 dicembre.

La Santa è venerata in molto paesi del Nord Europa: la festa fu introdotta nel 1920 in Svezia. Il 13 dicembre gli Svedesi celebrano anticipatamente il solstizio d'inverno ed in questo giorno, una ragazza vestita di bianco, con una corona di candele accese sulla testa, viene scelta per impersonare Santa Lucia. La ragazza, scortata in processione da altre ragazze vestite di bianco e da ragazzi vestiti da elfi, distribuisce alla gente che partecipa dolci tipici natalizi come i biscotti allo zenzero. La festività di Santa Lucia è celebrata anche in Russia, Polonia, Repubblica Ceca e in altri paesi scandinavi come Finlandia e Danimarca.

In alcune località del Veneto, della Lombardia, del Trentino Alto Adige, e del Friuli Venezia Giulia è Babbo Natale a lasciare il posto alla Santa nella consegna dei doni ai bambini, che ricevono così i regali già il 13 dicembre.

La figura di Santa Lucia, così come di San Nicola in alcune parti del Meridione, e la relativa consegna dei doni rappresentano uno dei pochi esempi rimasti dell'antico culto degli avi nell'immaginario infantile. L'usanza, cominciata negli anni trenta, prevede che siano i bambini a scrivere una lettera alla Santa o a farsi aiutare dai genitori in cui indicano cosa vorrebbero ricevere come regalo ed impegnandosi a continuare a fare i bravi ed obbedienti, come hanno fatto in tutto l'anno, completamente ingenui di chi siano effettivamente gli esecutori del deposito dei regali. Per rafforzare l'effetto di sorpresa e magia, ma anche di timore, alcuni ragazzi più grandi nelle sere precedenti percorrono le vie e le zone abitate suonando un campanelli e richiamando quelli più piccoli in casa al loro impegno promesso, cioè andare a letto presto ed evitare così che la Santa li veda e li accechi, gettando cenere nei loro occhi. I bambini, assieme ai genitori, dimostrano la loro devozione ringraziando la Santa attraverso cibo e bevande vicino al luogo in cui la Santa dovrebbe depositare i suoi doni: solitamente vengono preparate delle arance, dei biscotti, caffè caldo, ma anche un mezzo bicchiere di vino rosso e del fieno, oppure polenta, sale, fieno e carote, per l'asino che trasporta i doni.

Al risveglio al mattino i bimbi trovano un piatto con le bucce d'arancia, i biscotti consumati o sostituiti da caramelle e monete di cioccolato. In qualche caso i doni che hanno richiesto attraverso la letterina vengono nascosti in giro per la casa, in altri casi i doni lasciati sono in proporzione al comportamento tenuto nell'ultimo periodo.

A Brescia, Bergamo e Mantova i bambini ricevono i regali di Natale il 13 dicembre anzichè il 25 dicembre. In alcune città della Sicilia, tra cui Palermo, il 13 dicembre si mangia riso al posto del pane e della pasta e si preparano arancini e una pietanza, la cuccia, a base di grano cotto. A Verona ci sono i mercatini di Santa Lucia, che solitamente dura più di una settimana in Piazza Bra. Anche qui la Santa percorre furtivamente le case dei bambini nella notte del 13 dicembre per portare doni. La Fiera di Santa Lucia più antica d'Europa è invece è Bologna: è un vero e proprio Mercatino di Natale che si spinge fino al 26 dicembre. A Savignano sul Rubicone e a Forlì, invece, la festa dà luogo a una fiera dedicata a torroni, croccanti, altri dolciumi e giocattoli: qui, infatti, la tradizione dei doni di Santa Lucia assume una veste diversa, che riguarda non tanto i bambini quanto le ragazze, a cui soprattutto, in questa occasione, si regala del torrone.

 
Di Marco Tenuti (del 01/04/2013 @ 18:53:08, in cultura, linkato 2275 volte)

Quante volte ti è capitato di vederlo insieme al tuo bambino?

Peppa Pig è un cartone animato inglese amatissimo dai più piccoli e non solo. Piace anche alle mamme e ai papà.

Trovato poco fa da Enrico, eccomi anch'io a segnalarvi il test. Il sottoscritto ha fatto uno score del 100%, ma non nascondo qualche dubbio su qualcuna delle domande.

E' giunto il momento di provare la tua conoscenza su Peppa Pig: tocca a te!

Test Peppa Pig
clicca la foto per fare il test su Peppa Pig

 
Di Marco Tenuti (del 29/03/2013 @ 12:04:52, in cultura, linkato 1119 volte)

L'ormai famoso spot Keep Calm and Carry On, propaganda del governo britannico all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, rivive sempre più in svariate versioni, compresa quella del Marcante.

Keep calm and Molela

Apprendo proprio da Wikipedia che Keep Calm and Carry On (lett. "Mantieni la calma e vai avanti") fu un poster prodotto dal governo inglese nel 1939 agli albori della seconda guerra mondiale, con lo scopo di invogliare la popolazione a mantenere l'ottimismo e non farsi prendere dalla disperazione nel caso di una invasione nemica. Tuttavia non fu mai usato e anche per questo è scarsamente conosciuto. Fuori dagli archivi governativi, fu creduto che vi fossero solo due copie originali superstiti del poster, fino a quando nel 2012 una nuova collezione di 15 poster originali fu portata al Antiques Roadshow dalla figlia di un ex membro degli Royal Observer Corps. Il poster è stato riscoperto nel 2000 ed è stato utilizzato da società private come tema per pubblicizzare una vasta gamma di prodotti.

 
Di Marco Tenuti (del 08/03/2013 @ 12:00:39, in cultura, linkato 751 volte)

Auguri a tutte le donne con cui vivo, con cui dibatto, che conosco, che leggono il mio blog, che pedalano in bici, che vogliono un mondo migliore.

Mimosa per la festa delle donne

 
Di Marco Tenuti (del 02/11/2012 @ 13:58:14, in cultura, linkato 3325 volte)

Mettimi alla frusta Qualche giorno fa sono rimasto sbalordito quando ho scoperto che l'estremità finale di una frusta, ovviamente agitata con vigore, è in grado di oltrepassare la velocità del suono e quindi il rumore secco di schiocco che si sente non è altro che il bang sonico della punta.

Solo che la cosa mi sorprende ancora non poco e cioè che con un movimento "umano" si riesca a generare una velocità di 1236 km/h, cioè circa 340 metri al secondo, Mach 1!

Per carità: anche certe bordate di certi calciatori riescono a superare i 100 km/h, mentre le legnate dei tennisti professionisti vanno oltre i 200 km/h, alché mi viene da pensare che essi abbiano braccia bioniche per arrivare a tanto, ma il trucco è tutto sommato molto semplice ed è LA CONSERVAZIONE DELL'ENERGIA CINETICA, anche se basterebbe la conservazione della quantità di moto, ammettendo un urto completamente elastico, cosa che non è assolutamente vera.

Una buona parte dell'energia cinetica che eroghiamo con la muscolatura della gamba "calciante" o col braccio che impugna la racchetta si trasmette al pallone o alla pallina da tennis.

Stessa cosa succede con la frusta. Su Wikipedia è indicata, appunto, la formula che indica l'energia a partire da massa e velocità, solo che qualcuno ha preferito fare qualche conticino, cioè l'utente dal nickname beorn sul questo thread.

Riporto per completezza l'intero post di beorn, dove arriva alla conclusione che 0,3 grammi per il peso della punta che supererebbe la velocità del suono sarebbero davvero poco.

Allora cerchiamo di ragionare un attimo su cosa sia il fenomeno del bang ultrasonico. Il suono si propaga nei liquidi, nei solidi e nei gas. La propagazione avviene perchè le molecole dei componenti vibrano, e nel caso dei fluidi si muovono proprio formando delle onde di pressione. La velocità di propagazione del suono è direttamente relazionata alla velocità con cui si muovono queste molecole. Infatti più il fluido è rarefatto e freddo minore è la velocità del suono, più è compresso e caldo maggiore è la velocità. Infatti in acqua la velocità del suono è molto elevata, nelle zone alte dell'atmosfera è molto bassa fino a diventare nulla quando si esce dall'atmosfera terrestre.

Ora pensiamo ad un oggetto che si muove in un fluido, se le molecole del fluido hanno una velocità maggiore dell'oggetto questo ultimo passa indisturbato perchè è come se le particelle lo evitassero dato che sono molto più veloci. Se invece la velocità dell'oggetto è paragonabile a quella delle molecole del fluido queste invece cozzano contro l'oggetto e si accumulano sulla parte anteriore. Il fatto che si accumulano significa che si comprimono, ovvero cambia la pressione, e si genera quindi un rumore. In pratica è come se il bang fosse causato da una grossa quantità di molecole che sbattono sull'oggetto.

E' ovvio quindi che più è rarefatto il fluido più facilmente sarà facile avere il bang, anche se sarà di intensità minore.

Perchè la velocità delle molecole è bassa (nel caso di liquidi e solidi dovete vederla come vibrazione, poi vabbe nei solidi non esiste nemmeno il concetto di attraversamento di un oggetto solido in un solido ) e quindi a velocità minori si possono far cozzare contro l'oggetto creando il rumore. Per cui data questa spiegazione,almeno di quanto ho capito io di come avviene il bang sonico, un battito di mani non produce un bang sonico perchè le mani non si muovono più velocemente delle particelle d'aria, il rumore è prodotto solo dalla pressione che esercitiamo cosi come la possiamo esercitare su di un qualsiasi oggetto solido, tipo battendo un tamburo o dando un pugno nel muro.

Sono vibrazioni che trasmettiamo con il movimento.

Per quanto riguarda la frusta bisognerebbe fare dei calcoli, se è vero che effettivamente la punta si muove a velocità prossime a quelle del suono nell'aria (300 m/s), ma cosi senza dati alla mano mi pare una cosa strana che un movimento di 30 cm/s (movimento della frusta ) diventi per diminuzione di massa e conservazione dell'energia cinetica di 300/m.

Facciamoci 2 conti un attimo.

Supponiamo che la massa sia 1kg ed il movimento iniziale sia di 30 cm/s.

Quindi l'energia cinetica è :

E=0.5 mv2=0.5*1kg*(0.30m)2=0.045 ;

Se invece deve raggiungere la velocità di 300m/s, deve avvenire che : m=2E/v2=3 E-04 kg, quindi la punta dovrebbe pesare circa 3 decimi di grammo.

La punta di una frusta pesa davvero cosi poco? 3 decimi di grammo sono davvero molto pochi.

 
Di Marco Tenuti (del 21/06/2012 @ 13:18:21, in cultura, linkato 5434 volte)

La domanda che pongo a tutti i ciclisti più o meno matematici è molto semplice: perché in un giro di montagna la media è bassa? Non rispondetemi subito con "la strada è in salita, è dura", ma continuate a leggere.

È una domanda che mi sono posto molto spesso, anche se è una questione puramente algebrica. "Oggi mi sono fatto un giro fino a Garda, all'andata ho tenuto i 32 di media, al ritorno i 28 di media: posso concludere che ho fatto i 30 di media". Falso.

Di tanto in tanto nei giri in bici, si raggiunge una meta e si ritorna per la stessa strada percorsa all'andata. Quando però la meta è una località di montagna, un GPM, la velocità media all'andata è decisamente bassa ed in qualche modo le elevate velocità di percorrenza delle discese consentono di riportare la media totale a valori accettabili, ma non a valori che ci si aspetterebbe più alti.

Per esempio ieri sera me ne sono andato a Passo Fittanze con l'Orlando. Per salire abbiamo tenuto una media dei 15 km/h. Al ritorno ci siamo fiondati su tutte le discese a velocità stabilmente oltre i 50 km/h, anche se per uscire dai tornanti c'è sempre da rilanciare da velocità decisamente più basse, per cui potremmo pensare benissimo di avere tenuto una media dei 45 km/h, cioè tripla rispetto all'andata (k=3 se leggete fino in fondo), senza che stiamo qui a sindacare se il percorso di andata sia identico a quello di ritorno. Da questi semplici numeri verrebbe da pensare che la media totale tenuta è la media delle velocità medie, cioè (15+45)/2=30 km/h, una signora media per un giro di montagna.

La verità è che la media reale non la possiamo calcolare in questo modo. Questa approssimazione la possiamo fare quando le velocità dei due tratti sono pressoché uguali: non la possiamo assolutamente fare su un percorso di montagna, dove la velocità di ritorno è almeno doppia,se non tripla, rispetto a quella di andata.

Passiamo alle formule, spiegando anzitutto le variabili:

  • s: distanza percorsa del mezzo giro (per salire percorriamo una distanza s, per tornare a casa altrettanta distanza s)
  • t: tempo impiegato per il ritorno
  • k: coefficiente moltiplicatore del tempo impiegato per l'andata (dove il tempo impiegato per andare è appunto k*t)

Da queste variabili s/t è la velocità media del ritorno, mentre s/(k*t) è la velocità media dell'andata. 2s è la distanza totale percorsa. (1+k)*t è il tempo totale trascorso in bici. La formula "sbagliata", ossia quella che dice che velocità media totale è la media delle velocità medie, è la seguente:

Formula sbagliata

La formula giusta è invece questa:

Formula giusta

Quand'è pertanto che il risultato della formula sbagliata coincide al risultato della formula giusta?

Coincidenza delle formule

Solo quando k = 1, cioè quando la velocità dell'andata è identica alla velocità di ritorno! In tutti gli altri casi l'approssimazione è a tutti gli effetti un errore. Ieri sera abbiamo tenuto una media reale dei 25,5 km/h, non dei 30 km/h, contro una di 22,5 km/h, nel caso in cui k fosse uguale a 3. Evidentemente il k del giro di ieri sera è più basso (k=2,5) e lo possiamo tirare fuori solo dall'acquisizione del mio Polar o dal Garmin dello zio Paolo.

Adesso aspetto la replica dei tanti ingegneri che leggono il mio blog, ma anche degli altri simpatizzanti...

 
Di Marco Tenuti (del 09/03/2012 @ 10:57:20, in cultura, linkato 1619 volte)

Rimbalzo volentieri questo manifesto, segnalato su , ma originariamente sul sito del Giornalettismo a questo indirizzo.

Un semplice manifesto da mettere sullo sfondo dello schermo, da appendere in ufficio, da mettere a lato nella propria bacheca virtuale della propria pagina su Facebook, sul proprio blog o qualsiasi altro social network.

Tutti ci invidiano la soavità e la musicalità della nostra lingua. E' vero che la componente fonetica c'entra poco che la scrittura, ma impariamo bene e una volta per tutte a scrivere bene in italiano, visto che anche l'occhio vuole la sua parte, soprattutto quando si scrive in pubblico. Sempre più gente lo fa grazie alla rete: allora "scriviamo bene, cazzo!", potrebbe dire il comandante De Falco.

Da diffondere immediatamente anche verso i vostri amici che stentano su questi fondamentali. Non gli state chiedendo la consecutio temporum, ma solo di scrivere giusto.

Impara a scrivere l'italiano

 
Di Marco Tenuti (del 03/11/2011 @ 22:56:23, in cultura, linkato 1242 volte)

Tunnel CERN Opera da Ginevra al Gran SassoE' passato più di un mese dalla sensazione scoperta fatta da un gruppo di ricercatori italiani, che metterebbe in discussione la teoria della relatività ristretta di Einstein.

In tanti hanno subito messo in discussione il risultato a cui sono pervenuti i nostri ricercatori, che si sono avvalsi delle misurazioni del fascio di neutrini sparati dal Cern di Ginevra verso i laboratori del Gran Sasso, in provincia di L'Aquila.

Siccome la cosa mi desta una certa curiosità scientifica, negli ultimi giorni guardo qua e là se c'è qualche aggiornamento sulla vicenda, visto che i nostri ricercatori invitavano chiunque a mandare le loro osservazioni sulla bontà del metodo sperimentale per la misurazione.

E' stata cambiata la modalità con cui il fascio di neutrini viene inviato, eliminando un'emissione a forma gaussiana molto lunga e passando ad un'emissione ad intermittenza ad una frequenza molto più rapida e corta, in modo da leggere bene la sequenza di impulsi.

Tra le altre curiosità, il fascio di neutrini viaggia nel famoso "tunnel Gelmini" lungo 732 km e che nel punto centrale si trova ad una profondità di 11,4 km dal suolo italiano, cioè tra Monte Maggiorasca e Monte Prato.

Il tempo di percorrenza sembrerebbe essere di 2,43 secondi e di soli 60 nanosecondi più veloce della luce.

I risultati delle verifiche sono attesi entro la fine di novembre, anche se i riscontri della seconda serie di test paiono essere positivi, quindi Einstein traballa non poco.

Intanto vi lascio ad alcuni link al riguardo:

Buona lettura!

 
Di Marco Tenuti (del 18/05/2010 @ 17:16:48, in cultura, linkato 1358 volte)

Siccome sono direttamente coinvolto nella cosa da domenica pomeriggio, eccomi ad esporvi una breve trattazione del Raffreddore, che ho trovato su Medicina Live.

I raffreddori comuni, diversi dalle riniti e dai raffreddori allergici, sono delle infezioni che colpiscono gola e naso. Nella maggior parte degli adulti compaiono sintomi del raffreddore due o tre volte all’anno, mentre nei bambini avvengono sei-otto volte.

CAUSE: Ci sono più di 200 diversi virus che causano il raffreddore comune, i più diffusi dei quali sono i rinovirus, ma anche coronavirus, adenovirus e virus respiratorio sinciziale (RSV, più comune nei bambini). E’ molto facile raffreddarsi perchè se il sistema immunitario di un corpo sviluppa l’immunità adatta ad un tipo di virus, potrebbe essere contagiabile da un virus diverso. Il virus potrebbe essere diffuso da starnuti e tosse. Il modo più comune di diffusione è il contatto diretto con una persona infetta. Tipicamente, la persona con il raffreddore tocca il proprio naso o mette la mano davanti alla bocca quando tossisce, lasciando migliaia di microscopiche particelle virali sulla propria pelle. Quando poi tocca un oggetto come una maniglia, un carrello della spesa o stringe la mano di qualcun’altro, vi lascia attaccato il virus. La prossima persona che toccherà l’oggetto sarà infettata. Bastano una dozzina di particelle virali per attaccare il raffreddore. Se la persona che ha raccolto il virus si tocca il naso o gli occhi, lo deposita in questo modo in un ambiente caldo e umido, l’ideale per prosperare. Le particelle virali si addensano nelle adenoidi sul retro della gola, dove si riproducono. Infine, una volta mature, rilasciano migliaia di nuove particelle virali per la diffusione in altre cellule. Questo processo è molto rapido, dura solo da 8 a 12 ore dall’arrivo del virus.

SINTOMI: I sintomi si sviluppano rapidamente, entro circa dieci ore (periodo di incubazione). Essi sono causati per lo più dalla reazione del corpo al virus del raffreddore. Le ghiandole mucose aumentano il loro lavoro e di conseguenza, le vie nasali diventano gonfie e soffocate a causa delle secrezioni. I sintomi raggiungono il picco dopo 36-72 ore e comprendono:

  • Mal di gola secco (di solito il primo segno di un raffreddore);
  • Naso che cola e starnuti;
  • Voce rauca;
  • Naso bloccato;
  • Tosse;
  • Lieve mal di testa;
  • Febbre bassa;
  • Sensazione di malessere generale.

I sintomi dovrebbero iniziare a migliorare dopo tre giorni e possono sparire entro circa sette giorni (ma possono persistere fino a due settimane). Un caso su quattro non sviluppa alcun sintomo, forse perché il sistema immunitario non reagisce al virus nel modo solito. E’ facile confondere un raffreddore con l’influenza, ma in generale l’influenza è più grave e produce una febbre più alta (sopra i 38 gradi) e sintomi più generalizzati in tutto il corpo come muscoli indolenziti, letargia, brividi, nausea e vomito.

TERAPIA: Nonostante decenni di ricerca, non è semplice curare il raffreddore. Gli antibiotici usati contro le infezioni batteriche non hanno alcun effetto sui virus, e i farmaci antivirali utilizzati per altre infezioni virali non sono utili contro i virus che causano raffreddori. La maggior parte dei raffreddori guariscono con metodi non farmacologici come:

  • Essere ben idratati (bere almeno otto bicchieri di acqua al giorno);
  • Utilizzare un umidificatore per evitare che il riscaldamento asciughi il rivestimento delle membrane mucose e le vie respiratorie superiori;
  • Curare la congestione nasale con inalazione di vapore;
  • Prendere un semplice analgesico come il paracetamolo o ibuprofene regolarmente;
  • Provare anestetici per la gola o fare gargarismi con l’acqua salata per migliorare il mal di gola;
  • Riposarsi e mangiare regolarmente per mantenere livelli di energia elevati.

I vantaggi dei supplementi di vitamina C sia per la prevenzione che per la cura del raffreddore rimangono controversi. Una recente revisione di più di 30 studi ha rivelato che durante i periodi di intenso stress le persone possono dimezzare la quantità assunta di vitamina C per curare il raffreddore. Alcuni sostengono che servono dosi molto più elevate di vitamina C. Molte altre terapie sono in fase di studio come quella a base di zinco e di erbe echinacee.

PROGNOSI: Se i sintomi persistono, consultare il medico. Gravi infezioni secondarie, come la polmonite, possono seguire al raffreddore, soprattutto se si è contratta l’influenza. Circa un raffreddore su 20 è complicato da un’infezione batterica che necessita la terapia con gli antibiotici. Tra i bambini, i raffreddori spesso portano ad infezioni batteriche all’orecchio, ma questo è molto meno comune negli adulti. Il raffreddore può anche aggravare l’asma e bronchite cronica.

PREVENZIONE: Il modo migliore per evitare un’epidemia è restare il più lontano possibile dagli altri nei primi 3 giorni in cui si è contratto il raffreddore, quando cioè c’è una presenza enorme di virus che potrebbe essere espulsa dal naso. Altri metodi sono:

  • Lavare le mani frequentemente;
  • Evitare di toccare il naso e gli occhi;
  • Utilizzare fazzoletti usa e getta.
 
Di Marco Tenuti (del 03/11/2008 @ 09:00:59, in cultura, linkato 57798 volte)

La pearàIeri piccola discussione in casa Giarola per decidere se la pearà DOC sia fatta col formaggio o meno. Ora non è ancora dato sapersi quale sia la ricetta autentica della pearà, anche se si possono portare varie argomentazioni.

La prima è che, essendo un piatto "povero" della tradizione veronese, cioè un piatto fatto con gli avanzi di altre pietanze, quali appunto i pezzi di pane raffermo e il midollo di ossa di bue, dovrebbe essere un piatto sostanzialmente povero e quindi non ci dovrebbe essere posto per il formaggio, visto che il formaggio è pur sempre considerato "companatico", e cioè qualcosa che dà importante apporto calorico.

Sul web, se cercate su Google "ricetta pearà", troverete parecchie ricette della tipica salsa veronese che la danno senza il formaggio grana, ma son dell'idea che parecchi dicono e scrivono che vada senza formaggio grana, semplicemente per il fatto che spesso in famiglia c'è sempre un componente o due che non ama il profumo e il sapore del formaggio, a maggior ragione se intenso come quello del grana.

La mia personale opinione è che il formaggio grana dia alla pearà un gusto sicuramente amabile, per cui cuccatevi qua la "ricetta autentica di nonna Armida":

Pearà. L’autentica ricetta della Pearà di nonna Armida
Ricetta di Carlo Colla

Il bollito di manzo, di gallina, di lingua di bovino e di testina di vitello con il cotechino lessato accompagnati dalla Pearà sono gli ingredienti indispensabili per il piatto principale del pranzo della domenica nella tradizione delle famiglie veronesi.

La pearà è una leccornia nata dall’inventiva delle nostre nonne che utilizzando alimenti come il pane raffermo ed il midollo di bue, altrimenti destinati allo scarto, accompagna i bolliti esaltandone il sapore ed il gusto

Ingredienti della Pearà (per 4 persone)

Pane vecchio di grano duro: 500 g
Midollo di bovino: 100 g
Brodo di carne di manzo e gallina: un litro
Pepe nero: due cucchiaini da caffè
Parmigiano Reggiano o Grana Padano: g.100
Olio extra vergine d’oliva della Valtramigna: g. 100
Sale: q.b.

Preparazione degli ingredienti

-portare ad ebollizione il brodo;
-estrarre il midollo dall’osso;
-grattugiare il pane vecchio e passarlo al setaccio;
-grattugiare il parmigiano.

Preparazione

Porre un tegame in terracotta (diametro 25 centimetri) su un fornello piccolo interponendo un disco rompifiamma (L’ideale sarebbe poter utilizzare la piastra in ghisa).
Sciogliere il midollo con 40 grammi d’olio mescolando con una spatola di legno, far scendere a pioggia il pane grattugiato e il pepe, aggiungere il brodo bollente, mescolare fino ad ottenere una crema, portare ad ebollizione ed abbassare il fuoco al minimo.Versate a filo ed in tondo l’olio rimasto senza mescolare.
Lasciare sobbollire per almeno due ore senza coperchio (sarà l’olio a fare questa funzione).
A cottura ultimata aggiungere il parmigiano mescolando leggermente, regolare il sale e il pepe.
La Pearà dovrà risultare una salsa ben pepata, densa ed omogenea. Mettere la terracotta in tavola su di un fornellino ad alcool in modo che la Pearà risulti bollente fino all’ultimo cucchiaio.

Assieme alla Pearà, con i bolliti, si possono servire anche:

- il cren grattugiato, macerato in aceto e condito con olio extra vergine d’oliva
- la salsa verde
- la mostarda vicentina

Nella tradizione non si tostava il pane, non si usava mai il burro, non si faceva il brodo con il pollo, non si mescolavano mai altre salse alla pearà.

Dal dialetto veronese: Par na bona pearà ghe vole pan vecio, la miola de bò, brodo bon e che la pipa almanco do ore.(Per una buona Pearà servono pane raffermo, midollo di bovino, ottimo brodo di carne, ed una cottura a fuoco moderato per almeno due ore.

 
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